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La sfida delle città inclusive si vince con il P.E.B.A.

La sfida delle città inclusive si vince con il PEBA
La sfida delle città inclusive si vince con il PEBA

Inclusività è una parola oggi molto usata. Perché il suo significato non sfugga, occorre ancorarla a progetti concreti, che sono il fondamento per immaginare città accoglienti e responsabili. Il primo passo in questa direzione è consentire a tutti di abitare e fruire appieno degli spazi urbani e degli edifici pubblici, riferimento del nostro vivere insieme agli altri.

Una risposta chiave è offerta dal Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A), strumento pensato per la pianificazione e programmazione degli interventi per la piena accessibilità e fruibilità degli spazi urbani e degli edifici di interesse pubblico. 

Pari opportunità e barriere

Sul PEBA, tuttavia, la legislazione nazionale è più avanti delle sue reali concretizzazioni: dotarsi di questo piano è un obbligo per i Comuni - lo ha stabilito da principio la legge 41 del 1986, seguita da altre normative culminate nel D.P.R. 132 del 2013, e suffragate dai principi della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità recepita a livello nazionale nel 2009 - ma sono ancora poche le amministrazioni locali che l’hanno adottato. 

Un aiuto arriva dai recentissimi bandi di Regione Lombardia, per finanziare i PEBA nei piccoli Comuni sotto i 5 mila abitanti: attuare questo strumento, infatti, diventa imprescindibile per realizzare quella sostenibilità sociale che deve crescere insieme a quella ambientale, come prevedono gli obiettivi di sviluppo sostenibile dichiarati dalle Nazioni Unite nell’Agenda 2030.

Anche perché il tema ci riguarda tutti da vicino: chiunque può trovarsi, in una fase temporanea o permanente della sua vita, ad affrontare barriere architettoniche in veste di utente “debole”. I destinatari del PEBA, infatti, non sono solo le persone con disabilità motorie, ma anche i disabili sensoriali (si pensi agli ipovedenti o ai non udenti) e cognitivi, gli anziani, i bambini, i genitori con passeggini e tutte le persone che in un dato momento vedono limitata la propria mobilità. 

L’obiettivo di fondo è ambizioso e ha una forte connotazione etica, perché intende rimuovere ogni tipo di discriminazione – che sia fisica, sensoriale o anagrafica – per garantire a tutti i cittadini la possibilità di spostarsi autonomamente e in sicurezza all’interno dell’ambiente urbano. Valore aggiunto di questo strumento urbanistico è quello di incentivare anche il profilo turistico, perché una città o un paese accessibile diventa per sua natura anche più attrattivo. 

Progettazione partecipata, sguardo dinamico

La peculiarità di questo prodotto di pianificazione è che per farlo bene bisogna farlo insieme. Per svilupparlo non basta attenersi alle normative o alle rilevazioni tecniche, ma è fondamentale un percorso partecipato. Emblematico in questo senso è il PEBA che abbiamo realizzato per il Comune di Tavazzano con Villavesco, in provincia di Lodi, coinvolgendo la cittadinanza, le associazioni dei disabili, i referenti locali che conoscono da vicino il territorio, con un percorso condiviso che ha consentito di rilevare lo stato di fatto e mappare le criticità. Grazie al gruppo di lavoro interdisciplinare, composto dall’Ufficio tecnico del Comune e dal team di Weproject, e attraverso il dialogo diretto con i principali fruitori degli spazi, si è potuto avviare un processo “partecipato” di programmazione del Piano (le linee guida di Regione Lombardia, tra l’altro, identificano due precisi strumenti per la consultazione di cittadini e portatori di interessi, l’Ambito di consultazione permanente sull’accessibilità cittadina e l’Ambito di coordinamento e riferimento tecnico accessibilità).

Edifici pubblici o ad uso pubblico, spazi pubblici (piazze, parchi, aree verdi), tragitti, fermate del trasporto pubblico, parcheggi sono passati sotto la lente d’ingrandimento dei progettisti per individuare tutte le barriere architettoniche esistenti e gli interventi necessari ad eliminarle. 

Muoversi è in sé un’azione fluida, per questo si è scelto di progettare con uno sguardo dinamico, capace di abbracciare non solo siti ma anche itinerari, immaginando il percorso che l’utenza debole deve compiere per spostarsi tra i punti di interesse, le fermate, i parcheggi riservati.

Si tratta di una soluzione innovativa e necessaria, che acquista un peso importante nella redazione del PEBA, dal momento che i tragitti presi in esame rappresentano gli assi di vita del centro urbano, e consentono di considerare il tema dell’accessibilità non solo sotto l’aspetto fisico ma anche temporale (un percorso accessibile deve diminuire i tempi di percorrenza per l’utente con disabilità, e garantirgli l’autonomia di muoversi senza necessità di accompagnatori all’interno della città).

Il PEBA guarda oltre

A Tavazzano con Villavesco i momenti di confronto e i sopralluoghi sono stati il fondamento per ideare soluzioni progettuali da tradurre poi in interventi concreti su edifici di interesse comunale, scuole e impianti sportivi, spazi pubblici e percorsi.

E’ così che sono stati rimossi ostacoli e dislivelli, messi in sicurezza attraversamenti e tragitti, sistemati accessi e percorsi interni, realizzati servizi igienici fruibili da tutti, senza tralasciare particolari come una corretta illuminazione o gli elementi per l’orientamento e la segnalazione di pericoli ai disabili sensoriali, solo per fare alcuni esempi. 

Un percorso di tipo inclusivo che deve proseguire anche oltre la conclusione del Piano, integrando al suo interno anche gli altri spazi della città. Il PEBA, infatti, rappresenta un punto di partenza per portare i problemi legati all’accessibilità al centro delle agende pubbliche. In questa prospettiva è necessario che il PEBA non sia fine a sé stesso, ma sia coerente con gli altri strumenti di piano (come i piani per la mobilità sostenibile), in modo da definire un insieme di normative e principi base utili ad una progettazione partecipata, attenta gli aspetti qualitativi e non solo quantitativi. Con un unico obiettivo primario: migliorare la qualità della vita in città e il benessere dei cittadini che la abitano.




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