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L'Autoconsumo Collettivo (AUC) un modello alternativo per l'indipendenza energetica

Ilaria Bresciani
autoconsumocollettivo

Negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi, si è parlato molto dell’argomento Comunità Energetiche Rinnovabili, abbiamo infatti dedicato diversi articoli all’argomento, presenti sul nostro blog, ma oltre alle Comunità Energetiche c’è un’altra configurazione fondamentale quando il tema è la produzione e consumo di energia rinnovabile a km0: l’Autoconsumo Collettivo (AUC).

Cos'è l'autoconsumo collettivo?

Come per le Comunità Energetiche, l’Autoconsumo Collettivo si pone come obiettivo quello di utilizzare l’energia rinnovabile autoprodotta da impianti di rinnovabile, quali sono allora le differenze con le Comunità Energetiche Rinnovabili?

Partendo dalla sua definizione, presente nella Direttiva UE 2018/2001, gli “autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente sono un gruppo di almeno due autoconsumatori che si trovano nello stesso edificio o condominio che intendono produrre energia elettrica rinnovabile per il proprio consumo e accumulare o vendere energia elettrica rinnovabile autoprodotta in rete, purché tali attività non costituiscano l’attività commerciale o professionale principale”.

In questo caso, quindi, gli impianti di rinnovabile, spesso fotovoltaici, sono collocati sul tetto dell’edificio o in un’area ad esso limitrofa, perciò si chiama “autoconsumo” perché l’energia prodotta viene prodotta ed autoconsumata nell’immediato e in loco.

Rispetto alle Cer, quindi, nell’autoconsumo il circuito di distribuzione dell’energia è più breve perché si tratta di distribuirla all’interno della stessa rete.

Chi sono i soggetti che autoconsumano energia?

L’utente che fa parte del Gruppo di Autoconsumo è definito prosumer, perché è necessariamente sia produttore che consumatore dell’energia. 

In pratica, ogni utenza del Gruppo di Autoconsumo, è collegata ad un circuito di distribuzione dell’energia comune agli altri utenti. La rete di distribuzione serve quindi energicamente un edificio o gruppo di edifici collegati ad una stessa cabina di distribuzione. Si può quindi pensare, ad esempio, a creare un gruppo di autoconsumo quando si tratta di un condominio, una scuola, una palazzina, un centro commerciale o un’impresa.

A chi sono rivolti i finanziamenti?

Così come per le Comunità Energetiche Rinnovabili anche i Gruppi di Autoconsumo sono state regolamentate in Italia tramite il decreto Milleproroghe, che ha posto le basi per la definizione degli incentivi e finanziamenti per la creazione dei Gruppi di Autoconsumo.

Gli incentivi sono rivolti principalmente all’installazione di impianti di energia rinnovabile, fotovoltaici o meno, ma anche all’installazione di sistemi di stoccaggio della stessa.

L’ipotesi di installare sistemi di stoccaggio dell’energia in eccesso è da prendere in considerazione specialmente quando c'è la necessità di consumare l'energia in delle fasce orarie in cui non può essere accumulata (nel caso, ad esempio, del fotovoltaico, che la notte non assorbe energia solare). In molti casi, infatti, aziende e industrie hanno necessità di consumare energia anche di notte.

Se invece non c'è interesse nell'accumulo dell'energia, c'è sempre la possibilità di rivenderla mettendola in rete. Anche per la rivendita dell’energia sono previsti degli incentivi dal GSE che prevedono il rimborso in bolletta per 20 anni.

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