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Promuovere cultura con il Partenariato Speciale Pubblico Privato

Redazione FastZero
Promuovere cultura con il Partenariato Speciale Pubblico Privato

Quando si parla di Partenariato Pubblico Privato - il modello di collaborazione tra enti pubblici e soggetti privati per realizzare progetti a beneficio del territorio - il pensiero corre immediatamente a opere di efficientamento energetico, interventi di riqualificazione su edifici dismessi, reti di illuminazione pubblica, parcheggi, impianti sportivi.

In realtà questo strumento, disciplinato dal Codice degli Appalti e alternativo ai canali di finanziamento tradizionali come i bandi di contributo, si caratterizza per una vantaggiosa versatilità, che consente di declinarlo anche su nuovi versanti come quello sociale e culturale. Aree di intervento che rispondono a precisi bisogni della collettività, su cui i Comuni sono chiamati a dare risposte puntuali ed efficaci.

Nel settore culturale il PPP rappresenta un interessante modello di partnership per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e architettonico, con l’obiettivo di incrementare la fruibilità dei beni comuni e promuovere il rilancio dell’offerta, oltre che l’attrattività dei territori.

Nell’ultimo decennio, infatti, sono intervenute importanti novità normative che hanno aperto la strada alla cooperazione tra la pubblica amministrazione e i privati nella tutela e valorizzazione dei beni culturali: si tratta del decreto legislativo 22 gennaio 2014 n. 42 del Codice dei Beni Culturali e del decreto legislativo 18 aprile 2016 n. 50 del Codice dei contratti Pubblici, cui si è aggiunto nel 2017 il decreto legislativo n. 117 del Codice del Terzo Settore, che ha promosso la partecipazione delle realtà del Terzo settore, cui Comuni ed enti pubblici possono dare in concessione gli immobili pubblici che necessitano di restauro.

Se i beni culturali sono la cifra della nostra identità, la loro piena fruizione rappresenta un potente motore di coesione sociale. E per centrare questo obiettivo gli enti locali hanno oggi dei formidabili alleati: si tratta del mondo delle cooperative e della galassia degli enti no profit che perseguono finalità di utilità sociale.

Proprio nell’ottica della sussidiarietà orizzontale, e per favorire il sostegno all’azione pubblica in ambito culturale, il nuovo Codice dei Contratti pubblici, all’articolo 151, prevede il Partenariato Speciale Pubblico Privato: uno strumento contrattuale semplificato che rappresenta la cornice operativa per sperimentare “buone pratiche” condivise tra ente pubblico e realtà del Terzo settore, mirate alla conservazione e valorizzazione dei beni immobili di interesse culturale.

Secondo l’Alleanza delle Cooperative italiane nel nostro Paese il 60% del patrimonio culturale diffuso è sottoutilizzato o non utilizzato: un’evidente occasione mancata per i territori, perché trascura una delle principali ricchezze del Belpaese e trasmette un’immagine di incuria, abbandono e impoverimento sociale. 

L’universo della cooperazione, che grazie alla caratteristica dell’intersettorialità ha promosso la sperimentazione di innovativi modelli di intervento, ben si presta a innescare collaborazioni virtuose in questo settore. E a loro volta le municipalità piccole e grandi si pongono in prima linea nella valorizzazione di siti storici, musei e beni monumentali dal momento che, come certifica l’Anci, il 70% del patrimonio culturale è affidato proprio ai Comuni italiani

Non è un caso che Anci, Alleanza delle Cooperative e Forum del Terzo Settore abbiano dato vita, nel maggio dello scorso anno, ad un Osservatorio sul Partenariato Speciale Pubblico Privato, per far conoscere e promuovere uno strumento in grado di imprimere un atteso cambio di passo nella gestione e promozione del patrimonio culturale italiano.

La ricchezza del Terzo settore nelle sue varie componenti, fra cui spicca la cooperazione sociale, ben si presta a condividere le finalità dell’ente locale per costruire opportunità di sviluppo all’interno delle comunità, facendo leva sulla cultura. Un approccio di responsabilità per realizzare insieme percorsi virtuosi. Mettendo in primo piano la crescita del territorio e il benessere di chi lo abita.

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